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Simone Pellegrini

 

Senza titolo, 2006

tecnica mista su carta, cm. 19x26

 


In principio tutto il mondo era liquido, poi le acque sotto il cielo – poetico tetto del mondo – si raccolsero in un solo luogo e apparve l’asciutto. Terra brulla, primigenia, la stessa che ritroviamo nelle opere di Pellegrini. Sui margini laceri delle sue carte è facile immaginare la risacca del mare, respinta dall’emersione di un’isola che è gialla come la sabbia. Ogni frammento è un nuovo tassello geografico che si sedimenta a poco a poco. Procedendo per accumulo, e con lungimiranza, i brandelli trovano la loro unità, il proprio ordine/ordito.

Le opere di Pellegrini sono una ripresa, una riscoperta continua, i corrugamenti della carta ricordano lo stadio primevo dell’esistenza, smottamenti tellurici ed emersioni in cui le forme e la vita si assestano. In essi non viene mai meno la costante di un ritorno alla sorgente, al pensiero nativo, sarebbe però un errore condannare queste opere come inattuali, antistoriche. Avido lettore di saggistica, ma non di romanzi, né di poesie, Pellegrini svicola da intenti narrativi, evita il racconto dando a ogni figura un significato simbolico. E benché il colpo d’occhio coinvolga l’insieme, il dettaglio impone l’unica lettura possibile.

Alberto Zanchetta


Senza titolo, 2006
tecnica mista su carta
cm. 33x18

 


 

L'enfant perdu, 2006

tecnica mista su carta

cm. 32x424